Il Settecento: un secolo discusso
di Claudio Riva
Contrastanti sono i giudizi degli storici sulla produzione
musicale dei maestri della Cappella Musicale del Settecento. Certamente
l'osservanza allo "stile antico", cioè alla polifonia
vocale nelle sue diverse dimensioni, dal brano a 4-5 voci al più fastoso
impianto a doppio coro con o senza organo, limitava lo spirito musicale
dei diversi maestri. Nelle altre chiese milanesi già imperava
il cosiddetto stile "concertato", dove sovente erano presenti
brani per solisti e dove le infiltrazioni profane erano già ampie.
Nonostante questo, validi maestri si succedettero per tutto il secolo.
Figura principale del periodo è Gianandrea Fioroni, maestro
dal 1747 al 1778. Formatosi a Napoli, diventa ben presto una figura
di primo piano nell'ambiente milanese, pur coltivando esclusivamente
il genere sacro e non anche quello operistico già allora imperante.
Abile musicista, le sue composizioni suscitarono l'interesse di studiosi
stranieri ed ebbero anche una certa diffusione all'estero, come attestano
copie manoscritte dei suoi brani conservate in biblioteche austriache,
tedesche e francesi. L'inglese Charles Burney, nel suo "Viaggio
musicale in Italia", giunto a Milano si reca, oltre che in Duomo
ad ascoltare la Cappella, anche a casa del maestro Fioroni, del quale
elogia le composizioni, invitandolo a pubblicarle allo "scopo
di convincere il mondo che in Italia, nonostante che lo stile teatrale
e quello di chiesa si identifichino, [...] l'antico stile grave non è completamente
perduto." Fioroni ebbe come organista il figlio di Bach, Johann
Christian, che rimase al Duomo di Milano dal 1760 al 1763 con un contratto
molto curioso ma tipico per l'epoca: senza stipendio perché il
suo predecessore, Michelangelo Caselli, chiese alla Fabbrica la "giubilazione",
cioè la messa a riposo col mantenimento degli emolumenti e dello
stipendio: un vero e proprio "giubilo"!
Successore del Fioroni sarà un altro famoso musicista, esperto
però nel campo operistico: Giuseppe Sarti. Resse la cappella
solo cinque anni ma lavorò molto componendo parecchia musica.
Il suo stile, nelle composizioni sacre, si fa consono al rito, dimenticando
gli influssi operistici. I documenti conservati nell'Archivio della
Fabbrica, e recentemente riproposti, sfatano la diceria ch'egli abbia "portato
il teatro in chiesa".
Ultimo maestro del secolo fu Carlo Monza, allievo di Fioroni, già organista
della Cappella Ducale dal 1768 e successivamente direttore della medesima
dal 1775, nonché maestro intorno al 1783 in ben 12 chiese milanesi,
un vero e proprio primato non solo per l'epoca ma forse assoluto. È con
il Monza che si può dire inizi la decadenza della Cappella del
Duomo, poiché la tecnica contrappuntistica s'impoverisce e lo
stile ecclesiastico cede ad influenze esterne.