Cappella Musicale del Duomo di Milano: il Seicento

 
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Il Seicento: il miglior periodo
di Claudio Riva

Scomparso Gabussi, nel 1612 viene nominato il pesarese Vincenzo Pellegrini: non è un gran direttore e già nel 1625 viene ricercato un nuovo maestro interpellando il grande Claudio Monteverdi. Le trattative con quest'ultimo si arenarono ben presto forse a causa dello stipendio, nonostante la Fabbrica proponesse il più alto compenso fino ad allora elargito per un maestro di cappella milanese. Passata la peste del 1629, quella raccontata dal Manzoni, viene nominato nel 1631 Ignazio Donati. Con questo musicista ha inizio quello che potremo chiamare il "periodo aureo" della Cappella Musicale, nel quale si succederanno una serie di maestri la cui opera, nel complesso, risulta degnamente rappresentativa del nostro '600 musicale; è da sottolineare inoltre come nel tempo suddetto, i documenti non accenneranno a crisi, come invece abbiamo incontrato precedentemente.
Donati giunse al Duomo in età matura, dopo aver servito numerose chiese ed istituzioni dell'Italia settentrionale: lasciò manoscritti, conservati nell'Archivio della Fabbrica del Duomo, un buon numero di vespri,salmi, inni, e messe in cui fa largo uso della policoralità, cioè di più cori, scrivendo brani da sedici a ventun voci, quindi per quattro o cinque cori contemporaneamente.
Con Antonio Maria Turati ci imbattiamo per la prima volta in un maestro nato a Milano e formatosi nella cappella dove cantò come puer. Questa e la successiva nomina di Michelangelo Grancini, già organista nella cattedrale, stanno a dimostrare come la scelta per così dire "interna", o meglio di persone che già ben conoscevano l'ambiente della cappella, fosse la più felice e tranquilla, non trovandosi in questo periodo note di rilievo a riguardo della stessa nei documenti della Fabbrica.
Sia Turati che Grancini arricchirono l'archivio musicale di numerosissime opere, molte delle quali interessanti e ancora da scoprire. Il successore di Grancini fu Giovanni Antonio Grossi, che già aveva ricoperto la carica di maestro di cappella in diverse cattedrali lombarde. Vinse il concorso per il posto a Milano superando anche il più famoso e rinomato Giovanni Legrenzi, figura di spicco del periodo barocco.
Grossi compose esclusivamente musica sacra, campo nel quale egli riuscì straordinariamente fecondo: i suoi lavori manoscritti conservati nell'Archivio della Fabbrica ammontano a parecchie centinaia!

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