Cappella Musicale del Duomo di Milano: Josquin des Près e Franchino Gaffurio

 
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Due grandi personaggi:
des Près e Gaffurio
di Claudio Riva

La presenza di cantori stranieri non sarà causa di soli guai. All'ombra della Cattedrale si stava infatti formando una gemma del firmamento musicale: il fiammingo Josquin des Près. Il più attrezzato e soave musicista del Quattrocento fu infatti cantore nella Cappella Musicale dal 1459 al 1473 e proprio alla sua esperienza in Duomo deve la sua formazione e l'incontro con la musica italiana, che tanto contribuiranno alla sua maestria. Non fa meraviglia che i suoi contemporanei parlino di lui nei termini della più profonda ammirazione (di lui Lutero disse: "Dio ha predicato il Vangelo in musica per tramite di des Près"); ma sorprende che ancora nel 1711 Andrea Adami lo considerasse ancora come "il lume maggiore di questa gran scienza, dal quale impararono tutti i contrappuntisti che vennero dopo di esso" e che aggiungesse "non v'ha dubbio alcuno che fu Josquin uomo di gran talento di cui parla e parlerà sempre la fama".
Il sec XV si chiude con la nomina a maestro di cappella, nel 1484, di un giovane sacerdote lodigiano, allora trentatreenne: Franchino Gaffurio. Sarà proprio questo sacerdote italiano, senza protettori illustri e politicamente inviso ai potenti della città, a dare alla Cappella Musicale uno splendore e una gloria che non moriranno nei secoli, costruite giorno per giorno nei trentotto anni durante i quali resse la Cappella con quella "bona prudentia ac solicitudo" che i documenti dell'Archivio del Duomo ricordano a ogni passo.
Per prima cosa riorganizza la schola dei pueri su basi molto severe, perché i pueri saranno il serbatoio a cui attingere per i futuri cantori. Contemporaneamente si dedica ad una energica riforma della Cappella, non avendola trovata efficiente come avrebbe voluto al momento della sua assunzione. E soprattutto saranno presenti soltanto cantori italiani. Fu anche un notevole compositore, praticamente il primo musicista italiano apparso dopo oltre mezzo secolo di dominio incontrastato dei fiamminghi nel campo del genere musicale dotto, vale a dire di musica sacra.
La sua musica, nella quale scorre un gusto tutto nuovo e tipicamente italiano per la scorrevolezza della melodia e per le piene sonorità accordali, è contenuta, assieme a quelle di altri importantissimi musicisti dell'epoca, in quattro grandi libroni voluti e compilati dallo stesso maestro.

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