Cappella Musicale del Duomo di Milano: il Cinquecento

 
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Il Cinquecento
di Claudio Riva

Morto Gaffurio nel 1522, bisognerà attendere quarant'anni per trovare nuovamente un maestro di un certo spessore nella figura di Vincenzo Ruffo, maestro di cappella dal 1563 al 1573, entrato al servizio della Cappella del Duomo con un notevole bagaglio di esperienze e con una fama altrettanto notevole. Non si esclude , pur non avendo prove certe a riguardo, l'intervento di S. Carlo Borromeo nella sua nomina; l'arcivescovo, comunque, fu in stretto contatto col Ruffo al quale chiese di contribuire all'attuazione della riforma della musica liturgica secondo le norme del Concilio di Trento. Il musicista veronese fu da allora uno dei più partecipi protagonisti delle tendenze riformatrici della musica liturgica.
Anche la cappella musicale risentì positivamente dell'interessamento del grande santo, interessamento che andava dall'attenzione per la disciplina all'aumento dei compensi, dai libri per il coro, procurati a sue spese, all'attenzione per l'istruzione dei fanciulli. Di tutto questo si trova riscontro nei regolamenti del 1572 che, seppur non recanti la firma del cardinale, a lui chiaramente fanno capo.
Anche per la nomina dei successori del Ruffo, l'interessamento del compatrono milanese fu decisivo, soprattutto per quella del Gabussi. Condotto personalmente dallo stesso Borromeo da Bologna a Milano, Giulio Cesare Gabussi assunse la direzione della cappella nel 1583 e vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1611: ventinove anni di servizio interrotti solamente da un breve ma rilevante diversivo: il soggiorno di un anno (1601-1602) presso la Corte di Polonia.
Durante la sua lunga direzione, Gabussi si fece molto apprezzare, tanto che il Capitolo gli concesse favori e aumenti di stipendio. Resse la Cappella con molta autorità e disciplina, rinforzò l'organico della stessa con elementi molto validi, in questo aiutato anche dai successori di S. Carlo, l'Arcivescovo Gaspare Visconti e, dal 1594, Federigo Borromeo. Quest'ultimo, oltre a portare con sé due validi cantori, fece in modo che la Fabbrica trattasse meglio i più meritevoli e i più fedeli, ai quali, dopo 15 anni di servizio, doveva essere elargita una "pensione".
È sotto la direzione del Gabussi che entrano in Cattedrale nuovi stili compositivi allora di moda: lo stile a più cori e lo stile concertato, dove cioè l'organo è presente non solo per accompagnare il coro ma con parti proprie eseguite anche in "a solo".

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